Cos’è e a cosa serve la prompt engineering

L'intelligenza artificiale è in costante evoluzione, e con essa le sue componenti. Ecco cos'è la prompt engineering e a cosa serve.
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Il mondo della tecnologia è in continua evoluzione, e ogni scoperta e aggiornamento rivoluzionano il mondo per come lo conosciamo. Tra le più recenti innovazioni incontriamo la prompt engineering, ecco che cos’è, come funziona e perché è così importante.

Cos’è la prompt engineering

Prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale la maggior parte delle persone non potevano sapere che cosa fosse un prompt, ora questo termine è diventato di uso comune ma non tutti colgono appieno il suo significato.

L’AI, in buona sostanza, funziona grazie all’inserimento di un input (detto prompt), grazie al quale riesce a generare un output sotto forma di testo, immagini o video.

Partiamo proprio da questo per spiegare che cos’è la prompt engineering, che altro non è che l’elaborazione del linguaggio naturale per creare input più utili a produrre i risultati (output) desiderati.

Proprio per via dell’esigenza di diventare sempre più specifici nelle richieste, per riuscire a ricevere dall’intelligenza artificiale quanto voluto, l’ingegneria dei prompt si è fatta largo fino a diventare parte integrante del processo.

Come funziona la prompt engineering

Una volta appreso cos’è la prompt engineering, andiamo a scoprire come funziona e perché è così utile.

L’intelligenza artificiale, se usata correttamente, può essere uno strumento estremamente valido per rendere più efficiente il processo lavorativo, in quasi tutti i settori.

Per farlo, però, c’è la necessità di saper modulare nel modo corretto le richieste in input, solo in questo modo l’output sarà preciso e accurato.

In questo senso l’ingegneria dei prompt s’inserisce in modo molto forte e grazie a essa si potrà raggiungere i risultati migliori.

Per farla funzionare correttamente molto spesso si procede per tentativi di errori, la specificità è alla base di tutto.

Se in input procedo chiedendo “una foto di fiori”, l’output sarà molto diverso rispetto a quello prodotto da “un’immagine con fiori sullo sfondo”.

Bisogna di conseguenza saper modulare il linguaggio naturale nel modo più propedeutico possibile al fine che l’AI riesca a generare il giusto risultato.

I diversi modelli linguistici

La prompt engineering è strettamente legata ai modelli linguistici utilizzati. Fino a qui ce ne sono tre particolarmente popolari, ecco quali sono.

I modelli linguistici (LM), che utilizzano una scrittura da sinistra a destra, sono addestrati per prevedere il token successivo, e sono molto utilizzati sia nella classificazione che nella generazione di testi.

Incontriamo poi i modelli di linguaggio mascherato (MLM), in questo caso si fornisce un testo mascherando alcuni token, e il modello verrà addestrato a riconoscere e prevedere i token mascherati.

I MLM, tra cui spicca BERT, sono particolarmente utili nella classificazione del testo.

Infine troviamo i modelli di linguaggio codificatore-decodificatore, particolarmente utili in opere di traduzione e riepilogo.

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Una nuova opportunità di lavoro

Da un certo punto di vista, sono in molti a temere che l’avvento dell’intelligenza artificiale possa ledere al mondo del lavoro, automatizzando ulteriormente alcuni processi rendendo desuete alcune professioni.

Questo discorso meriterebbe però un approfondimento a parte, in questo contesto ci limitiamo a mettere in luce come la sua nascita abbia generato altri posti di lavoro, finora sconosciuti.

Tra questi c’è sicuramente il prompt engineer, una figura già molto richiesta che rischia di diventare una delle professioni del futuro.

Più l’AI migliora e più c’è la necessità di figure esperte che sappiano gestirla, e le aziende sono già pronte a investire in questo senso.

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